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February 15 RossoSinuosamente accompagnata dal melodico suono di un sogno lontano, la vergine ignara percorrerà silenziosamente le minacciose e segrete vie alberate che conducono al segreto regno dell’Eden. Penetrando nell’altrui realtà muoverà i propri passi sulla battuta terra guarnita da sassolini appuntiti i quali sembreranno attraversare la fluttuante sostanza che compone le sue vesti di velluto scarlatto. Come un irrequieto spirito piangente la sua anima di lacerata vergine correrà attraverso la vegetazione fitta, bagnando le proprie labbra di fresca rugiada mattutina. Tacchi di cristallo, duri come le rituali parole che inseguono mortalmente la fanciulla con la loro oscura presenza nella selva misteriosa. Suonano antiche e magiche, richiamo di una danza forzata nel cui centro, povero agnello sacrificale. Sono gli occhi sgranati della vergine quelle perle splendenti nel piatto sorretto dinnanzi all’altare, cuori d’argento. Artificio
E’ tardi, e li ritmo che scorre sulla ruvida superficie artificiale è pari a quello del melmoso declino di un unico riprovevole atto. NullaMembra esili divise in differenti spazi, lontani. Membra delicate spezzate nelle loro giunture. Ed agonizzante è il respiro dell’anima morente che annaspando alla ricerca di una verità nascosta, sotto la sabbia bollente di mezzogiorno continuerà a scavare martoriando ed ustionando le proprie dita fragili di infante di porcellana. Ingenua creazione del solitario uomo sconfinata disperazione nell’immobile imitazione. I piedi scalzi e tumefatti dalla corsa mai esistita sulla fastidiosa strada di una vita mai vissuta colma di sassi ai margini e nascosti, dopo avvallamenti sicuri. Come una sorgente luminosa, una luce ed una via di fuga lontana. Scivolando lente e come fossero acqua su un vetro appannato, le dita di perla del maestro. Creatore dell’ingenuo involucro, fragile, come ciò che contiene. Un guscio vuoto oramai, rotto in mille frammenti come il fragile involucro di un uovo. Involucro dell’uomo. Agonizzante vuoto d’aria, insignificante lamento di una separata essenza. Narratore sconosciuto nascosto dietro una colonna di marmo rosa. Che mera soddisfazione del pazzo creatore quella dell’uomo folle che in cerca di risposte fissa senza fiato i piedi recisi di un innocente. Fermalo. The toy's wishIncostante è il pensiero che avvolge con braccia gelide le quali donano un immenso ed immotivato tepore alle stanche membra rigide di una bambola morente composta da ricambi e logori abitini, persa nel’immobile ricerca di una verità sul suo giaciglio di rovi, decorati con rose tinte del sangue degli giovani ed inesperti visitatori del tuo sepolcro. Sei sono le speranze che rimangono sul fondo del bicchiere di cristallo mentre corposo scende lentamente il vino attraverso la cavità dilaniata di un manichino dalla gola recisa. Occhi socchiusi in un mondo immaginario, privi di una luce apparente, guida sconosciuta ed involucro spezzato cole le candide ali di un innocente angelo caduto ingenuamente nell’altrui perdizione. Cinque sono i dubbi che attanagliano il burattino dinnanzi allo specchio, accasciato e vestito d’arlecchino piangerà le ripetitive percosse del mattino e l’umiliazione subita dinnanzi a sguardi ridenti. Dubbi che cingono elegantemente un cuore con dita di affilate lame. Quattro sono gli attimi sprecati nella fuga dalla ballerina del carillon, obbligata al ripetitivo ed ondeggiante movimento sulla lastra di vetro dagli scarlatti motivi circolari. Attimi di disperazione nei pensieri angoscianti nel cui labirinto la ballerina ha perduto la via del ritorno, priva del filo di Arianna. Tre sono le melodie suonate dal demone piangente che spera silenziosamente in una redenzione. Momentaneo dissenso del suo basso istinto di cacciatore. Due sono le righe stese dal cupido morente sulla baia dell’amore. Redige le sue volontà sulla sabbia umida che presto, con un onda, verranno spazzate via. Uno è l’auspicio di una povera Doll martoriata. Silenzioso ed inespresso a se stessa. Desiderio minaccioso ed invisibile. Guance di porcellanaLentamente si affaccia come un gorgoglio di acqua amara lungo la trachea recisa, si muove sinuosa come un serpente nella giungla ed addenta la sua preda come l’estremo cacciatora bramando la vendetta senza amore. Surreale immaginazione e guance di porcellana, occhi ridenti colmi di una nera disperazione. Sogno da bambina rinchiuso nell’armadio assieme all’uomo nero urla e si dibatte. Fugacemente un sguardo sarà rivolto all’osservatore, spasmodico tocco di mani inesperte. Da quelle membra stanche e rigide di povera bambola morente distesa sul suo giaciglio fatto di fanghiglia salmastra, costantemente adibito allo spettacolo del mondo mera soddisfazione di un angelo sadico il cui cuore gelato è racchiuso nelle mani di un burattinaio menefreghista. Bambino capriccioso che osserva senza espressione Il volto deturpato del morente involucro. E scosso leggermente è il volto, dalle onde prive di sentimento, che una dopo l’altra, lunghe e leggere, cullano dolcemente il martoriato sorriso rotto. Fiore reciso dal suo stelo, morente ed agonizzante periodo nel quale un’illusoria proposta si affaccia nella mente del perverso osservatore essiccando il volto d’angelo diverrà immutabile. Fermo in un’espressione di profondo terrore, sotto il sole nascente e calante per ore e giorni, anni e secoli, coperto dal pesante manto grigio che muta l’espressione di terrore del suo viso. Silenziosa e piangente bambola vuota ma piena di un sentimento che in molto ignorano. Si muove nei sogni di infanti addormentato e gli canta una ninna nanna al chiarore della luna, ticchettando sulla lustra superficie con le sue scarpette di vernice. Fine ( ? ) FlowerE’ angosciante il movimento delle labbra piene che con il loro mormorio narreranno di insistenti soprusi interiori della psiche sul cuore pulsante di agonia e disprezzo. Fiore spogliato della sua vellutata corona scarlatta la quale cela silenziosamente delle parole inesistenti. Docile burattino pesante come marmo la cui anima strappata fu rinchiusa nel morbido giaciglio fatto di silenzi ed inganni. { Crystallized }Cristallizzato in una muta richiesta d’aiuto, con il volto contratto dal terrore. Immutata espressione nel tempo che fugge a causa dell’ indefinita natura che fu l’artefice. Labbra schiuse come petali di un fiore nascente mostrano denti del color delle perle Ed i suoi occhi del color della notte sembrano tinti dell’oscura attesa che separa l’uomo dal brillante tepore dell’Astro. Tese e piene, sembrano essere sul punto di parlare. Il soffio vitale, intrappolato nel gelo costante, si muoverà nello specchio. Sorpasserà l’argine delle ciglia coperte di brina e mormorerà la verità ai visitatori impudenti. Là, nella Fortezza proibita -nata dall’immaginazione e dai sogni infantili-, dietro le sbarre arrugginite e polverose, un angelo piangente scriverà il segreto di altrui esistenza e perirà lentamente mentre i suoi occhi del color del cielo lacrimeranno sangue. “Sono un essere asessuato che risplende di luce riflessa, intrappolato nell’errante Fortezza Proibita.” Maschera di ceraL’uomo è dotato di un interiore conflitto che gli permette di creare quelle contrastanti azioni che lo tengono in vita. Si muove nel proprio mondo con calma apparente, misera maschera di cera creata dall’inconscio, e sorridente si pone dinnanzi ad altre altrettanto identiche che celano misteriosi e deformati volti colmi di follia. Occhi ridenti che dietro l’allungata e perfetta forma, tondeggianti e strabici piangono per l’agonizzare dell’anima lacerata e resa prigioniera dalle pesanti sbarre arrugginite, corpo deforme. Senza l’interiore conflitto cosa saremo? Burattini vuoti nelle mani di un destino formato da ripetizioni di metodici gesti. WinterSono un essere asessuato che risplende di una luce riflessa così come l’argenteo Satellite brilla condizionato dai raggi solari. Oscure iridi perse nel vuoto di una fluttuante promessa rinnegata e zanne splendenti ed affilate del color delle perle gremite da avide mani. Amaro destino soffocato dal ferroso sapore della porpora, inciso con caratteri vivi e pulsanti in un corpo sconosciuto. Parassita del futuro nascosto sotto le labbra del color del peccato che, mosse lentamente pronunceranno la maledizione. Candide piume del color del latte tinte di rosso con guizzi e spruzzi nell’aria di un silenzioso mattino invernale, lungo la strada verso la fortezza. Nubi macchiate e dipinte su una tela d’epoca, incrostate come fossero ossa nella pietra millenaria. Terra intrisa di ferrosa agonia, fronde vuote smosse da sibili innocenti di vite recise. Là, nei pressi della fortezza proibita un canto lento e sensuale si agita tra i picchi minacciosi ricoperti del un gelido manto. In cerca di uno spiraglio di salvezza per fuggire dalla stanza vuota della propria anima impazzirai. Oh Rosaspina mia Regina dei Ghiacci, intrisa del sangue del tuo popolo, bagnata come un fiore di rugiada… attenzione. Gelerai nel silenzio sconfinato della Valle della Morte, ai piedi della tua fortezza, ai piedi del tuo cuore solitario e tormentato. Privata di un riposo tenderai le orecchie nell’eterna alba ed udirai quel canto che nel vento si leva incessante e proviene dall’abisso immaginario. Il canto di una fanciulla dagli occhi ridenti e le guance rosate, chinata su un prato fiorito Un giorno di primavera. Il segreto celato è più di questo frammento. Minacciosamente gelò la primavera con un suo solo grido, e muta fu la deliziosa Regina del Sangue, muta per follia e per un passato rinnegato il quale fu ingoiato da una coscienza ripetutamente ferita dallo sguardo vacuo e morente. Rosaspina alterata nei secoli, avvolta dal candore di quei cristalli gelidi ed impenetrabili. Protetta da un tepore inesistente, immaginario. Silenziosa agonia sigillata nel cuore nascosto nella stanza segreta della fortezza proibita. Fine ( ? ) IncontroConfusi e morenti sono i sospiri dell’elfo nascosto tra le fronde scarlatte tinte ed appassite nel freddo autunno. Sull’acqua giacciono parole sconnesse, simboli incandescenti di una vita malvissuta, parole mai dette, cadute nel baratro, posate con eleganza sullo Specchio. Luogo là dove il volto è deformato e i pensieri son distorti. Candido accompagnamento di sibili notturni e mattutini di anime dannate e perdute nel labirinto incantato. L’elfo sorride sornione e si burla di loro, al loro passaggio le indica conscio che nessuno le noterà. Riempiendo i loro cuori mortali e a volte trafitti di false speranze che mai coleranno come una lacrima silenziosa lungo la guancia pallida. Galleggiano e fluttuano, danzano e mormorano… Il sole nascente, il sole calante. La loro perseveranza è ammirevole. L’elfo non sa che vagando nel buio, quelle anime, tormentano il cuore pulsante dei loro aguzzini. Immancabile vendetta contro il giullare di turno che presto nello Specchio cadrà. Fine ( ? ) Cade IILeggero declino, lento e presente del pensiero… mondo dei sogni stregato e deturpato, piccolo fiore appassito sul suo stelo. Mormorio e fate danzanti e pensieri costanti . Tormento di voci sconosciute, tormento di parole odiate. Sono onnipresenti i sospiri delle viscere del mondo. Desiderio di rovina, di liberazione porpora. Denso sorriso scarlatto su un volto d’acciaio, denso e prefetto sulla falce di luna. Orecchie sorde al richiamo del mondo, sorde alla preghiera soffusa. Speranza di rivincita nello spasmodico contatto e lento è il sipario che cala come la notte sulle membra stanche. Riposano per sempre sotto il manto invernale, addormentate come le sue labbra colte da un incanto. Fine ( ? ) Cade ICade, mentre attende il riposo nell’oscura foresta un piccolo sorriso gioviale macchiato. Marchiato a fuoco come un animale d’allevamento, la sulla pelle candida e nella memoria. In terra è fermo come corpo morto e un lezzo di carne deturpata so leva verso il cielo invernale. Grida che non purificheranno il mondo, grida che lo sporcheranno, ben amalgamate assieme ai giochi sporchi delle cellule confuse. Misero mormorio disperato che non chiede nulla al popolo infetto e brulicante, lancinante laude al silenzio, solitudine tanto desiderata che mai arriverà se non nel momento in cui la giovane e solita follia –con sguardo vacuo- si affaccerà alla porta della tu anima. Esistenza distorta ed errata che ha perso l’uso del sorriso. Esistenza inutile e ripudiata che non porta frutti. Silenzio, tanto atteso silenzio… Cade. Cade. Ca… ...de. Fine ( ? ) Ricordi sfioriti...Lontano e fuggevole ricordo, attorniato di vesti di seta fiorata che vola leggero nel tempo, attraversando quell’oscuro portale arrugginito. Distruggendone i cardini con mani delicate e un sorriso delle membra di perla. Lungo il corridoio oscuro, mentre il cuore palpita negativamente risuonando come in apnea nelle orecchie della fanciulla fugace, i suoi passi gentili si udiranno da lontano, ticchettanti e leggiadri mentre il tacco fino e brillante s’impiglierà tra i nascosti rovi –parole taglienti e congiure ordite contro l’innocente-. Artistica composizione di una vendetta perfetta e capelli d’oro filato ondeggeranno radiosi mentre il volto della fanciulla muterà in un’espressione di estremo terrore. Caviglie ferite e cicatrici latenti che stagnate nel suo animo innocente hanno reciso l’arteria della generosità. Capelli fluttuanti e decorati da graziose e rare perle rosate come le sue guance e trecce elaborate. Ricordo tormentato, segregato nell’animo indiscreto di un cofanetto rubato. Ricordo tormentato, rinnegato con pianto e disperazione su gote violacee. Ricordo tormentato, legato come un ladro e seviziato. Cuore solitario posato con freddezza sulla pietra gelida di un altare nascosto nelle profondità di un castello in rovina, segrete impenetrabili colme di odio e rancore così come di follia e disperazione. Volti marchiati a fuoco e paura incisa con forza nelle carni lacere di un muto angelo caduto che la notte fuggiva. Silenziosa dichiarazione di guerra mentre lo scalpello scorreva cremisi lungo la sua pallida pelle. Usignolo intrappolato nella gabbia di rovi che canta con cristalli nascenti, canta con speranze latenti, canta finché la sua voce cederà il passo al morboso affiatamento dell’Oscura Signora che, camminando con passo felpato farà ondeggiare il suo mantello come una promessa e mormorerà al suo orecchio che la fine non giungerà mai ora che il suo cuore piangente aveva smesso di sgorgare lacrime porpora. Queste erano diventate magnifici cristalli ed attorniavano la sua vita così come il soffio vitale che la teneva in piedi faceva perire i nemici e gli aguzzini. “Alzati Rosaspina.” E fu così che la leggiadra fanciulla tinse le sue dita di uno scarlatto colore ed i suoi capelli con le tenebre amiche. Fine ( ? ) NettareDenso e ferroso nettare nato dal bacio immortale, lento e sensuale è il sospiro nell’orecchio ormai sordo e quel tenue suono di gocce ripetute e corpose che si infrangono in infiniti e profumati rubini. Gocciolio gorgogliante nella notte malevola lungo le scannellature del cassettone d’epoca e le fibre di seta dei panneggi alle pareti. Cola, insistente e dolce lungo la parete di perla insinuandosi nei ricordi così come tra le sue labbra schiuse. Cola lungo il mento gentile rivolto verso l’alto in un estatico lamento di membra tremanti. Nettare agrodolce. Fine ( ? ) AbissoAbisso candido e mostruoso che, come la disperazione infetta le viscere di una terra corrotta. Landa della disperata ricerca dell’oscuro splendore, la dove le crepe sconvolgono il respiro della vittima appena colta dal suo caldo giaciglio di rovi. Fluenti sono i suoi capelli, neri come l’oblio e mossi come i capricci del male si aggrovigliano attorno ad alghe sconosciute. Perduta creatura fatata, leggiadra come il vento primaverile ed adornata di rosei fiori appena sbocciati lenta e con passo deciso ti accingi verso la lignea struttura la dove quel destino immondo ti attende. Tra gorgoglianti sensazioni di morte imminente e volti tumefatti dall’asfissia, tu, piccola rosa recisa deciderai di danzare con la corda alla gola. Col le gambe tese e spasmodiche calcerai via le malelingue che insistenti e prorompenti sin nell’abisso con la loro condanna già pronta ti raggiungeranno. Brandendo un’ascia dall’aspetto arcaico ed accendendo in loro la fiamma della colpa indicheranno te col braccio teso ed il dito puntato. Durante la caduta nell’abisso assisterai A come la lice bagna con giochi prismatici La carcassa vuota di un povero pescatore della vita. Annegando e morendo di nuovo assisterai al freddo abbraccio che per te è riservato dall’oscuro Signore al quale hai sempre affidato le tue massime aspettative sul futuro. E tra le lacrime scarlatte che, come fumo salgon sulla superficie dell’abisso, il tuo pensiero grida vendetta brandendo l’arma lucente e in un muto ed estatico mugolio decide di separare definitivamente la ragione dal corpo. Vola senno vola speranza vola futuro. In attesa la follia pervade le membra stanche che spasmodiche si dibattono alla possessione improvvisa mentre i capelli aggrovigliati perdono di valore e le palpebre… oh le palpebre son perdute. Riverse verso l’alto dal cieco colore mentre i polmoni stretti si riempiono in un istante creando arte con il loro ultimo soffio vitale. Piccole e grandi bolle alternate abbandonano la nuova carcassa Che presto sostituirà quella del pescatore della vita. Fine ( ? ) Umile pensiero: Credermi umile è così presuntuoso...La scrittura che è il mio rifugio mi rende più soggetta agli attacchi altrui. Veloci parole che copiose scorrono una dopo l’altra come una tempesta nel pieno del suo vigore urtano quella soffice ed insonorizzata membrana che divide me stessa nelle distinte entità. Me, sto parlando di me stessa, poiché non vi è cosa più sincera per esprimermi se non abbandonarmi all’incredibile ed angosciante flusso di suoni immaginari e soffusi nella mente altrui. Non confido affatto che qualcuno possa capire le mie parole. Fonetica chiara e priva di un nascosto messaggio, lettere composte di tratti sintetici come la fredda neve artificiale che invade le colline della Regina del Sangue. Parole semplici e prive di interpretazione se non la propria. Sentite il battito del vostro cuore mentre fate scorrere i vostri bulbi oculari, tinti di diversi colori su diverse estensioni, come è veloce… repentino quasi. Se udite quel martellare nelle vene e provate una scossa di adrenalina alle parole ben scelte dal subconscio allora, probabilmente, sono stata compresa. La tormentata sensazione di dissociamento è martorizzante per me, tormenta le mie povere membra già stanche come particelle luminose portatrici di rovina. Salta sulla mia testa come un pensiero impazzito e grida. Grida furioso il suo dissenso. Parole sbagliate, suoni mai uditi, muta e verdeggiante foresta immaginaria. Creazione di cristallo in una sfera innocente. Lacrima caduta, fiore appassito. Debole mormorio stanco del cuore angosciato che pulsa irregolarmente. I ricordi celati sono le camera oscure della mia anima. Ma badate bene non sto spiegando alcunché di quanto precedentemente scritto, solo confondo con altre nozioni ciò che era chiaro per taluni e ignoto per gli stessi. L’interrogativo forse potrebbe essere colmato con perizia… la presunzione assassina è solo una mia prerogativa. “Shh… fate silenzio o si sveglierà Rosaspina…” Buona notte RosaspinaLento ed elegante come una gamba tesa in un passo di danza è il mormorio inconscio dell’animo perduto là, nella foresta delle fiabe. Si aggirerà indossando le vesti del lupo cattivo la disperazione. Colei che mostrando le argentee zanne di luna riuscirà a scuote le membra della vittima. Con occhi fissi del color del cielo e un ostile ringhio Riuscirà a proteggere la propria tana dalle paure recondite. Cera bollente come nuove parole che, una dopo l’altra ustioneranno il delicato animo già infetto da se stesso. Dita tese ed affusolate sono attorno alla fiamma, e con paura reverenziale le girano attorno mormorandole silenziosamente rassicurazioni scorrette. E’ la tenue perversione celata negli animi falsamente ridenti che, come un divampante fuoco accende la rabbia inconscia della bambola di pezza bruciandone i lembi del vestitino di pizzo e logorando il suo sorriso fatto di filo finché gli occhi stanchi non cederanno e i bottoni scompariranno. Piccolo giglio speciale di una serra lontana, infetto di un male sconosciuto che attanaglia il mondo con i suoi artigli grondanti di scarlatto e melmoso liquido ferroso. Perduto oblio… Cosa mai si nasconderà nelle segrete stanze della memoria di Rosaspina? Là, protetti da una serratura arrugginita e priva di chiave, vi sono i suoi ricordi. Dolorosi, che tramutarono il suo sguardo in una vacua pozza ghiacciata, la cui esistenza sostituì presto l’amabile sorriso con perverse e violente agonie. Fine ( ? ) Non vi sarà mai una fine finché nella mia memoria non troverò il traguardo rosso che macchia a tratti la neve candida di questa illusoria prigionia. L’terna agonia continua. Una piccola fugaIn un antro indefinito pieno di sussurri e maldicenze si trova la mente della povera fanciulla,soggiogata e rinchiusa in una piccola gabbia dorata tenuta sospesa sulle fiamme infernali. Il silenzioso declino della sua pazzia sta avanzando eguendo le scannellature grigie di quegli occhi ciechi. Il freddo del gelo del nordi invade le sue membra stanche giorno dopo giorno rendendole rigide ma piene di vita, sostenendole ed attanagliando il suo cuore con lame cristalline tinte di peccato. Affliggendo il suo spirito con quella che è la sofferenza gratuita. Piccola bambola innocente nelle mani del nascosto burattinaio dall'identità sconosciuta e le lunghe dita affusolate tese ce manovrano fili immaginari, legami spirituali. Fuori dalla sua prigione dorata a raggiunto l'angoscia del ritorno. La paura che nella notte le atanagliava la testa, dolcemente come fosse una madre e dolorosamente come un aguzzino di cera. E' come una lenta melodia solitaria che straripa di parole senza un senso preciso. Ditruttiva sensazione d'inadeguatezza e sensazione d'angoscia prorompnte nel petto ansante della fuggitiva bambola. Lento e cantilenante è il suo discorso preciso, questa volta senza ripensamenti la realtà è ben vicina così come il confine del mare all'orizzonte. Ed una freccia dalla punta aguzza penetra l'aria come fosse nulla, scagliandosi contro un corpo innocente perforando le sue membra esili e sfuggendo dall'involucro delle sue carni. January 16 Welcome to the theatre of dolls and puppets
Benvenuti nel regno delle bambole e dei burattini, January 15 La storia di Rosaspina: mistero...Un cofanetto levigato ed intagliato è posato la sulla mensola là nella stanza della Fortezza Proibita. Cela il gelido cuore della Regina del Sangue che piange e scalpita cercando una via di fuga ma la serratura arrugginita gli proibisce di abbandonate quell’amara prigionia. Lontano è il mormorio confuso ma distinto delle fate danzanti che, come burattini privi d’anima si muovo su quel lucido e gelido pavimento di cristallo. Lontano dalla verità celata, lontano dalle labbra socchiuse e pallide guance umide di lacrime sofferenti. Sentimenti silenziosi ambiti dietro una pesante porta scura. E’ impossibile narrare la sua storia senza provare un brivido lungo la schiena tesa ed impossibile è udirla e rimanere vivi subito dopo la sua fine. Dolce e letale donna vestita con colori freddi. Micidiale è il sguardo perso nella nebbia di un mondo immaginario esso fugge dalla realtà distorta che disdegni tanto Rosaspina. Incontri fugaci di bocche ridenti e di corpi sbagliati. E’ freddo come marmo quell’ambiente che avvolge la regina del Sangue. Dopo che il suo volto gioviale dalle rosee guance infantili assistette al sangue copioso che macchiando abiti leggeri colava sul pavimento chiaro la sua mente esplose in un variegato ed eterno urlo. Mente priva di vie d’uscita Lei, l’amata Rosaspina fu come una folle intrappolata in una stanza senza porte ne finestre ed immersa nella paura. Brividi veloci e ripetitivi sulle membra stanche e spasmodiche sensazioni di ‘fine’. Corpo morente e bambola vuota sul cui occhio vitreo si posa una mosca birbante. E una dopo l’altra sono lacrime ripetitive e malevole si insediano nella mente pura della fanciulla dalle guance rosee mentre la perdizione invade quelle che erano le labbra gentili e piene. Il sorriso scomparve e quegli angoli dolci si piegarono verso il basso. Occhi pronti ad assistere al mutamento della vita, occhi pronti a vedere come il copioso sangue dei corvi protettori gorgogliava lungo la lapide fredda. Occhi vitrei e pieni di silenziosi significati mentre il suo grido si udirà per tutta la valle, la Fortezza Proibita diverrà più celata dal mondo, avvolta nei suoi spini priverà della libertà quella dolce mente di fanciulla intrappolata in una stanza buia. Imprigionandola in un’eterna agonia. “Aiuto…” È il grido infantile e sconosciuto che perirà nel suo interno. |
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