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    February 15

    Rosso

     
    Sinuosamente accompagnata dal melodico suono di un sogno lontano,
    la vergine ignara percorrerà silenziosamente
    le minacciose e segrete vie alberate
    che conducono al segreto regno dell’Eden.

    Penetrando nell’altrui realtà muoverà i propri passi
    sulla battuta terra guarnita da sassolini appuntiti
    i quali sembreranno attraversare la fluttuante sostanza
    che compone le sue vesti di velluto scarlatto.

    Come un irrequieto spirito piangente
    la sua anima di lacerata vergine correrà
    attraverso la vegetazione fitta,
    bagnando le proprie labbra di fresca rugiada mattutina.

    Tacchi di cristallo, duri come le rituali parole
    che inseguono mortalmente la fanciulla
    con la loro oscura presenza nella selva misteriosa.
    Suonano antiche e magiche,

    richiamo di una danza forzata
    nel cui centro, povero agnello sacrificale.
    Sono gli occhi sgranati della vergine quelle perle splendenti
    nel piatto sorretto dinnanzi all’altare, cuori d’argento.

    Artificio

     

    E’ tardi, e li ritmo che scorre sulla ruvida superficie artificiale è pari a quello del melmoso declino di un unico riprovevole atto.
    Cantilenante è la ninna nanna dettata dalla sicura ed immatura voce che, nella notte senza Luna, risplende di un dolce delirio.
    Sensuale come lo scorrere della vita lungo un teso e tagliente filo di un equilibrista mascherato.
    Nel momento in cui gli artifici troveranno il loro limite incontrando la parola “fine”, cosa accadrà agli sguardi vacui dei mortali, colmi di inutili desideri mai realizzati.

    Nulla

     
    Membra esili divise in differenti spazi, lontani.
    Membra delicate spezzate nelle loro giunture.
    Ed agonizzante è il respiro dell’anima morente
    che annaspando alla ricerca di una verità nascosta,
    sotto la sabbia bollente di mezzogiorno
    continuerà a scavare martoriando ed ustionando
    le proprie dita fragili di infante di porcellana.

    Ingenua creazione del solitario uomo
    sconfinata disperazione nell’immobile imitazione.
    I piedi scalzi e tumefatti dalla corsa mai esistita
    sulla fastidiosa strada di una vita mai vissuta
    colma di sassi ai margini e nascosti, dopo avvallamenti sicuri.
    Come una sorgente luminosa, una luce ed una via
    di fuga lontana.

    Scivolando lente e come fossero acqua su un vetro appannato,
    le dita di perla del maestro.
    Creatore dell’ingenuo involucro,
    fragile, come ciò che contiene.
    Un guscio vuoto oramai,
    rotto in mille frammenti come il fragile involucro di un uovo.
    Involucro dell’uomo.

    Agonizzante vuoto d’aria, insignificante lamento
    di una separata essenza. Narratore sconosciuto
    nascosto dietro una colonna di marmo rosa.
    Che mera soddisfazione del pazzo creatore
    quella dell’uomo folle che in cerca di risposte
    fissa senza fiato i piedi recisi di un innocente.
    Fermalo.

    The toy's wish

     
    Incostante è il pensiero che avvolge con braccia gelide
    le quali donano un immenso ed immotivato tepore
    alle stanche membra rigide di una bambola morente
    composta da ricambi e logori abitini,
    persa nel’immobile ricerca di una verità sul suo giaciglio
    di rovi, decorati con rose tinte del sangue
    degli giovani ed inesperti visitatori del tuo sepolcro.

    Sei sono le speranze che rimangono sul fondo del bicchiere di cristallo
    mentre corposo scende lentamente il vino
    attraverso la cavità dilaniata di un manichino dalla gola recisa.
    Occhi socchiusi in un mondo immaginario,
    privi di una luce apparente, guida sconosciuta ed involucro spezzato
    cole le candide ali di un innocente angelo caduto ingenuamente nell’altrui perdizione.

    Cinque sono i dubbi che attanagliano il burattino
    dinnanzi allo specchio, accasciato e vestito d’arlecchino
    piangerà le ripetitive percosse del mattino e l’umiliazione
    subita dinnanzi a sguardi ridenti.
    Dubbi che cingono elegantemente un cuore con dita di affilate lame.

    Quattro sono gli attimi sprecati nella fuga dalla ballerina del carillon,
    obbligata al ripetitivo ed ondeggiante movimento sulla lastra di vetro dagli scarlatti motivi circolari.
    Attimi di disperazione nei pensieri angoscianti nel cui labirinto
    la ballerina ha perduto la via del ritorno, priva del filo di Arianna.

    Tre sono le melodie suonate dal demone piangente
    che spera silenziosamente in una redenzione.
    Momentaneo dissenso del suo basso istinto di cacciatore.

    Due sono le righe stese dal cupido morente sulla baia dell’amore.
    Redige le sue volontà sulla sabbia umida che presto, con un onda, verranno spazzate via.

    Uno è l’auspicio di una povera Doll martoriata. Silenzioso ed inespresso a se stessa. Desiderio minaccioso ed invisibile.

    Guance di porcellana

     
    Lentamente si affaccia come un gorgoglio di acqua amara lungo la trachea recisa,
    si muove sinuosa come un serpente nella giungla
    ed addenta la sua preda come l’estremo cacciatora
    bramando la vendetta senza amore.

    Surreale immaginazione e guance di porcellana,
    occhi ridenti colmi di una nera disperazione.
    Sogno da bambina rinchiuso nell’armadio
    assieme all’uomo nero urla e si dibatte.

    Fugacemente un sguardo sarà rivolto all’osservatore, spasmodico tocco di mani inesperte.
    Da quelle membra stanche e rigide di povera bambola morente
    distesa sul suo giaciglio fatto di fanghiglia salmastra,
    costantemente adibito allo spettacolo del mondo

    mera soddisfazione di un angelo sadico il cui cuore gelato
    è racchiuso nelle mani di un burattinaio menefreghista.
    Bambino capriccioso che osserva senza espressione
    Il volto deturpato del morente involucro.

    E scosso leggermente è il volto, dalle onde prive di sentimento,
    che una dopo l’altra, lunghe e leggere, cullano dolcemente il martoriato sorriso
    rotto.
    Fiore reciso dal suo stelo, morente ed agonizzante periodo nel quale

    un’illusoria proposta si affaccia nella mente del perverso osservatore
    essiccando il volto d’angelo diverrà immutabile.
    Fermo in un’espressione di profondo terrore, sotto il sole nascente e calante
    per ore e giorni, anni e secoli, coperto dal pesante manto grigio

    che muta l’espressione di terrore del suo viso.
    Silenziosa e piangente bambola
    vuota ma piena di un sentimento che in molto ignorano.
    Si muove nei sogni di infanti addormentato

    e gli canta una ninna nanna al chiarore della luna, ticchettando
    sulla lustra superficie
    con le sue scarpette di vernice.
    Fine ( ? )

    Flower

     
    E’ angosciante il movimento delle labbra piene
    che con il loro mormorio narreranno di insistenti soprusi interiori
    della psiche sul cuore pulsante di agonia e disprezzo.
    Fiore spogliato della sua vellutata corona scarlatta
    la quale cela silenziosamente delle parole inesistenti.
    Docile burattino pesante come marmo
    la cui anima strappata fu rinchiusa nel morbido giaciglio
    fatto di silenzi ed inganni.

    { Crystallized }

     
    Cristallizzato
    in una muta richiesta d’aiuto, con il volto contratto dal terrore.
    Immutata espressione nel tempo che fugge a causa dell’ indefinita natura che fu l’artefice.
    Labbra schiuse come petali di un fiore nascente mostrano denti del color delle perle
    Ed i suoi occhi del color della notte sembrano tinti dell’oscura attesa
    che separa l’uomo dal brillante tepore dell’Astro.
    Tese e piene, sembrano essere sul punto di parlare.
    Il soffio vitale, intrappolato nel gelo costante, si muoverà nello specchio.
    Sorpasserà l’argine delle ciglia coperte di brina e mormorerà la verità ai visitatori impudenti.
    Là, nella Fortezza proibita -nata dall’immaginazione e dai sogni infantili-,
    dietro le sbarre arrugginite e polverose,
    un angelo piangente scriverà il segreto di altrui esistenza
    e perirà lentamente mentre i suoi occhi del color del cielo lacrimeranno sangue.

    “Sono un essere asessuato che risplende di luce riflessa, intrappolato nell’errante Fortezza Proibita.”

    Maschera di cera

     
    L’uomo è dotato di un interiore conflitto che gli permette di creare quelle contrastanti azioni che lo tengono in vita. Si muove nel proprio mondo con calma apparente, misera maschera di cera creata dall’inconscio, e sorridente si pone dinnanzi ad altre altrettanto identiche che celano misteriosi e deformati volti colmi di follia.
    Occhi ridenti che dietro l’allungata e perfetta forma, tondeggianti e strabici piangono per l’agonizzare dell’anima lacerata e resa prigioniera dalle pesanti sbarre arrugginite, corpo deforme.
    Senza l’interiore conflitto cosa saremo?
    Burattini vuoti nelle mani di un destino formato da ripetizioni di metodici gesti.

    Winter

     
    Sono un essere asessuato che risplende di una luce riflessa
    così come l’argenteo Satellite brilla condizionato dai raggi solari.
    Oscure iridi perse nel vuoto di una fluttuante promessa rinnegata
    e zanne splendenti ed affilate del color delle perle gremite da avide mani.

    Amaro destino soffocato dal ferroso sapore della porpora,
    inciso con caratteri vivi e pulsanti in un corpo sconosciuto.
    Parassita del futuro nascosto sotto le labbra del color del peccato che,
    mosse lentamente pronunceranno la maledizione.

    Candide piume del color del latte tinte di rosso con guizzi e spruzzi
    nell’aria di un silenzioso mattino invernale, lungo la strada verso la fortezza.
    Nubi macchiate e dipinte su una tela d’epoca, incrostate
    come fossero ossa nella pietra millenaria.

    Terra intrisa di ferrosa agonia, fronde vuote smosse da sibili innocenti di vite recise.
    Là, nei pressi della fortezza proibita un canto lento e sensuale si agita
    tra i picchi minacciosi ricoperti del un gelido manto.
    In cerca di uno spiraglio di salvezza per fuggire dalla stanza vuota

    della propria anima impazzirai. Oh Rosaspina mia Regina dei Ghiacci,
    intrisa del sangue del tuo popolo, bagnata come un fiore di rugiada… attenzione.
    Gelerai nel silenzio sconfinato della Valle della Morte, ai piedi della tua fortezza,
    ai piedi del tuo cuore solitario e tormentato.

    Privata di un riposo tenderai le orecchie nell’eterna alba ed udirai quel canto
    che nel vento si leva incessante e proviene dall’abisso immaginario.
    Il canto di una fanciulla dagli occhi ridenti e le guance rosate, chinata su un prato fiorito
    Un giorno di primavera.

    Il segreto celato è più di questo frammento. Minacciosamente gelò
    la primavera con un suo solo grido, e muta fu la deliziosa Regina del Sangue,
    muta per follia e per un passato rinnegato il quale fu ingoiato
    da una coscienza ripetutamente ferita dallo sguardo vacuo e morente.

    Rosaspina alterata nei secoli, avvolta dal candore di quei cristalli
    gelidi ed impenetrabili. Protetta da un tepore inesistente, immaginario.
    Silenziosa agonia sigillata nel cuore nascosto nella stanza segreta
    della fortezza proibita.

    Fine ( ? )

    Incontro

     
    Confusi e morenti sono i sospiri dell’elfo nascosto tra le fronde scarlatte
    tinte ed appassite nel freddo autunno.
    Sull’acqua giacciono parole sconnesse, simboli incandescenti di una vita malvissuta,
    parole mai dette, cadute nel baratro, posate con eleganza sullo Specchio.
    Luogo là dove il volto è deformato e i pensieri son distorti.

    Candido accompagnamento di sibili notturni e mattutini
    di anime dannate e perdute nel labirinto incantato.
    L’elfo sorride sornione e si burla di loro, al loro passaggio le indica conscio che nessuno le noterà.
    Riempiendo i loro cuori mortali e a volte trafitti di false speranze che mai coleranno
    come una lacrima silenziosa lungo la guancia pallida.

    Galleggiano e fluttuano, danzano e mormorano…
    Il sole nascente, il sole calante.
    La loro perseveranza è ammirevole. L’elfo non sa che vagando nel buio, quelle anime,
    tormentano il cuore pulsante dei loro aguzzini.
    Immancabile vendetta contro il giullare di turno che presto nello Specchio cadrà.

    Fine ( ? )

    Cade II

     
    Leggero declino, lento e presente del pensiero…
    mondo dei sogni stregato e deturpato, piccolo fiore appassito sul suo stelo.
    Mormorio e fate danzanti e pensieri costanti .
    Tormento di voci sconosciute, tormento di parole odiate.

    Sono onnipresenti i sospiri delle viscere del mondo.
    Desiderio di rovina, di liberazione porpora.
    Denso sorriso scarlatto su un volto d’acciaio,
    denso e prefetto sulla falce di luna.

    Orecchie sorde al richiamo del mondo, sorde alla preghiera soffusa.
    Speranza di rivincita nello spasmodico contatto e lento è il sipario che cala come la notte
    sulle membra stanche. Riposano per sempre sotto il manto invernale,
    addormentate come le sue labbra colte da un incanto.

    Fine ( ? )

    Cade I

     
    Cade, mentre attende il riposo nell’oscura foresta un piccolo sorriso gioviale macchiato.
    Marchiato a fuoco come un animale d’allevamento, la sulla pelle candida e nella memoria.
    In terra è fermo come corpo morto e un lezzo di carne deturpata so leva verso il cielo invernale.
    Grida che non purificheranno il mondo, grida che lo sporcheranno,
    ben amalgamate assieme ai giochi sporchi delle cellule confuse.

    Misero mormorio disperato che non chiede nulla al popolo infetto e brulicante,
    lancinante laude al silenzio, solitudine tanto desiderata che mai arriverà se non nel momento in cui
    la giovane e solita follia –con sguardo vacuo- si affaccerà alla porta della tu anima.
    Esistenza distorta ed errata che ha perso l’uso del sorriso.
    Esistenza inutile e ripudiata che non porta frutti.

    Silenzio, tanto atteso silenzio…
    Cade.
    Cade.
    Ca…
    ...de.

    Fine ( ? )

    Ricordi sfioriti...

     
     
    Lontano e fuggevole ricordo, attorniato di vesti di seta fiorata
    che vola leggero nel tempo, attraversando quell’oscuro portale arrugginito.
    Distruggendone i cardini con mani delicate e un sorriso delle membra di perla.

    Lungo il corridoio oscuro, mentre il cuore palpita negativamente
    risuonando come in apnea nelle orecchie della fanciulla fugace,
    i suoi passi gentili si udiranno da lontano,

    ticchettanti e leggiadri mentre il tacco fino e brillante s’impiglierà
    tra i nascosti rovi –parole taglienti e congiure ordite contro l’innocente-.
    Artistica composizione di una vendetta perfetta e capelli d’oro filato

    ondeggeranno radiosi mentre il volto della fanciulla muterà
    in un’espressione di estremo terrore.
    Caviglie ferite e cicatrici latenti che stagnate nel suo animo

    innocente hanno reciso l’arteria della generosità.
    Capelli fluttuanti e decorati da graziose e rare perle
    rosate come le sue guance e trecce elaborate.

    Ricordo tormentato, segregato nell’animo indiscreto di un cofanetto rubato.
    Ricordo tormentato, rinnegato con pianto e disperazione su gote violacee.
    Ricordo tormentato, legato come un ladro e seviziato.

    Cuore solitario posato con freddezza sulla pietra gelida di un altare nascosto
    nelle profondità di un castello in rovina, segrete impenetrabili
    colme di odio e rancore così come di follia e disperazione.

    Volti marchiati a fuoco e paura incisa con forza
    nelle carni lacere di un muto angelo caduto che la notte fuggiva.
    Silenziosa dichiarazione di guerra mentre lo scalpello scorreva cremisi lungo la sua pallida pelle.

    Usignolo intrappolato nella gabbia di rovi che canta con cristalli nascenti,
    canta con speranze latenti, canta finché la sua voce cederà il passo
    al morboso affiatamento dell’Oscura Signora che, camminando con passo felpato

    farà ondeggiare il suo mantello come una promessa
    e mormorerà al suo orecchio che la fine non giungerà mai
    ora che il suo cuore piangente aveva smesso di sgorgare lacrime porpora.

    Queste erano diventate magnifici cristalli ed attorniavano la sua vita
    così come il soffio vitale che la teneva in piedi
    faceva perire i nemici e gli aguzzini.

    “Alzati Rosaspina.”
    E fu così che la leggiadra fanciulla tinse le sue dita
    di uno scarlatto colore ed i suoi capelli con le tenebre amiche.

    Fine ( ? )

    Nettare

     
    Denso e ferroso nettare nato dal bacio immortale,
    lento e sensuale è il sospiro nell’orecchio ormai sordo
    e quel tenue suono di gocce ripetute e corpose
    che si infrangono in infiniti e profumati rubini.

    Gocciolio gorgogliante nella notte malevola
    lungo le scannellature del cassettone d’epoca
    e le fibre di seta dei panneggi alle pareti.
    Cola, insistente e dolce lungo la parete di perla

    insinuandosi nei ricordi così come tra le sue labbra schiuse.
    Cola lungo il mento gentile rivolto verso l’alto
    in un estatico lamento di membra tremanti.
    Nettare agrodolce.

    Fine ( ? )

    Abisso

     
    Abisso candido e mostruoso che,
    come la disperazione infetta le viscere di una terra corrotta.
    Landa della disperata ricerca dell’oscuro splendore,
    la dove le crepe sconvolgono il respiro della vittima
    appena colta dal suo caldo giaciglio di rovi.

    Fluenti sono i suoi capelli, neri come l’oblio
    e mossi come i capricci del male si aggrovigliano
    attorno ad alghe sconosciute.

    Perduta creatura fatata, leggiadra come il vento primaverile
    ed adornata di rosei fiori appena sbocciati
    lenta e con passo deciso ti accingi verso la lignea struttura
    la dove quel destino immondo ti attende.
    Tra gorgoglianti sensazioni di morte imminente

    e volti tumefatti dall’asfissia, tu, piccola rosa recisa
    deciderai di danzare con la corda alla gola.
    Col le gambe tese e spasmodiche calcerai via le malelingue

    che insistenti e prorompenti sin nell’abisso
    con la loro condanna già pronta
    ti raggiungeranno. Brandendo un’ascia dall’aspetto arcaico
    ed accendendo in loro la fiamma della colpa
    indicheranno te col braccio teso ed il dito puntato.

    Durante la caduta nell’abisso assisterai
    A come la lice bagna con giochi prismatici
    La carcassa vuota di un povero pescatore della vita.

    Annegando e morendo di nuovo
    assisterai al freddo abbraccio che per te è riservato
    dall’oscuro Signore al quale hai sempre affidato
    le tue massime aspettative sul futuro.
    E tra le lacrime scarlatte che, come fumo

    salgon sulla superficie dell’abisso,
    il tuo pensiero grida vendetta brandendo l’arma lucente
    e in un muto ed estatico mugolio decide di separare definitivamente la ragione dal corpo.

    Vola senno vola speranza vola futuro.
    In attesa la follia pervade le membra stanche che spasmodiche
    si dibattono alla possessione improvvisa mentre i capelli aggrovigliati
    perdono di valore e le palpebre… oh le palpebre son perdute.
    Riverse verso l’alto dal cieco colore mentre i polmoni stretti

    si riempiono in un istante creando arte con il loro ultimo soffio vitale.
    Piccole e grandi bolle alternate abbandonano la nuova carcassa
    Che presto sostituirà quella del pescatore della vita.

    Fine ( ? )

    Umile pensiero: Credermi umile è così presuntuoso...

     
    La scrittura che è il mio rifugio mi rende più soggetta agli attacchi altrui.
    Veloci parole che copiose scorrono una dopo l’altra come una tempesta nel pieno del suo vigore
    urtano quella soffice ed insonorizzata membrana che divide me stessa
    nelle distinte entità.

    Me, sto parlando di me stessa, poiché non vi è cosa più sincera per esprimermi
    se non abbandonarmi all’incredibile ed angosciante flusso di suoni immaginari
    e soffusi nella mente altrui.
    Non confido affatto che qualcuno possa capire le mie parole.

    Fonetica chiara e priva di un nascosto messaggio,
    lettere composte di tratti sintetici come la fredda neve artificiale
    che invade le colline della Regina del Sangue.
    Parole semplici e prive di interpretazione se non la propria.

    Sentite il battito del vostro cuore mentre fate scorrere i vostri bulbi oculari,
    tinti di diversi colori su diverse estensioni, come è veloce… repentino quasi.
    Se udite quel martellare nelle vene e provate una scossa di adrenalina
    alle parole ben scelte dal subconscio allora, probabilmente, sono stata compresa.

    La tormentata sensazione di dissociamento è martorizzante per me,
    tormenta le mie povere membra già stanche come particelle luminose portatrici di rovina.
    Salta sulla mia testa come un pensiero impazzito e grida.
    Grida furioso il suo dissenso.

    Parole sbagliate, suoni mai uditi, muta e verdeggiante foresta immaginaria.
    Creazione di cristallo in una sfera innocente.
    Lacrima caduta, fiore appassito.
    Debole mormorio stanco del cuore angosciato che pulsa irregolarmente.

    I ricordi celati sono le camera oscure della mia anima.
    Ma badate bene non sto spiegando alcunché di quanto precedentemente scritto,
    solo confondo con altre nozioni ciò che era chiaro per taluni e ignoto per gli stessi.
    L’interrogativo forse potrebbe essere colmato con perizia… la presunzione assassina è solo una mia prerogativa.

    “Shh… fate silenzio o si sveglierà Rosaspina…”

    Buona notte Rosaspina

     
    Lento ed elegante come una gamba tesa in un passo di danza
    è il mormorio inconscio dell’animo perduto
    là, nella foresta delle fiabe.
    Si aggirerà indossando le vesti del lupo cattivo la disperazione.

    Colei che mostrando le argentee zanne di luna
    riuscirà a scuote le membra della vittima.
    Con occhi fissi del color del cielo e un ostile ringhio
    Riuscirà a proteggere la propria tana dalle paure recondite.

    Cera bollente come nuove parole che, una dopo l’altra
    ustioneranno il delicato animo già infetto da se stesso.
    Dita tese ed affusolate sono attorno alla fiamma, e con paura reverenziale
    le girano attorno mormorandole silenziosamente rassicurazioni scorrette.

    E’ la tenue perversione celata negli animi falsamente ridenti che,
    come un divampante fuoco accende la rabbia inconscia della bambola di pezza
    bruciandone i lembi del vestitino di pizzo e logorando il suo sorriso fatto di filo
    finché gli occhi stanchi non cederanno e i bottoni scompariranno.

    Piccolo giglio speciale di una serra lontana,
    infetto di un male sconosciuto che attanaglia il mondo con i suoi artigli
    grondanti di scarlatto e melmoso liquido ferroso.
    Perduto oblio…

    Cosa mai si nasconderà nelle segrete stanze della memoria di Rosaspina?
    Là, protetti da una serratura arrugginita e priva di chiave, vi sono i suoi ricordi.
    Dolorosi, che tramutarono il suo sguardo in una vacua pozza ghiacciata,
    la cui esistenza sostituì presto l’amabile sorriso con perverse e violente agonie.

    Fine ( ? )
    Non vi sarà mai una fine finché nella mia memoria non troverò il traguardo rosso
    che macchia a tratti la neve candida di questa illusoria prigionia.
    L’terna agonia continua.

    Una piccola fuga

     
    In un antro indefinito pieno di sussurri e maldicenze
    si trova la mente della povera fanciulla,soggiogata e rinchiusa
    in una piccola gabbia dorata tenuta sospesa sulle fiamme infernali.

    Il silenzioso declino della sua pazzia
    sta avanzando eguendo le scannellature grigie
    di quegli occhi ciechi.

    Il freddo del gelo del nordi invade le sue membra stanche giorno dopo giorno
    rendendole rigide ma piene di vita, sostenendole ed attanagliando il suo cuore
    con lame cristalline tinte di peccato.

    Affliggendo il suo spirito con quella che è la sofferenza gratuita.
    Piccola bambola innocente nelle mani del nascosto burattinaio
    dall'identità sconosciuta e le lunghe dita affusolate tese
    ce manovrano fili immaginari, legami spirituali.

    Fuori dalla sua prigione dorata a raggiunto l'angoscia del ritorno.
    La paura che nella notte le atanagliava la testa,
    dolcemente come fosse una madre
    e dolorosamente come un aguzzino di cera.

    E' come una lenta melodia solitaria che straripa di parole senza un senso preciso.
    Ditruttiva sensazione d'inadeguatezza e sensazione d'angoscia prorompnte
    nel petto ansante della fuggitiva bambola.

    Lento e cantilenante è il suo discorso preciso,
    questa volta senza ripensamenti la realtà è ben vicina
    così come il confine del mare all'orizzonte.

    Ed una freccia dalla punta aguzza penetra l'aria
    come fosse nulla, scagliandosi contro un corpo innocente
    perforando le sue membra esili e sfuggendo dall'involucro delle sue carni.
    January 16

    Welcome to the theatre of dolls and puppets

     

    Benvenuti nel regno delle bambole e dei burattini,
    la dove il suono di un carillon è onnipresente
    assieme alle risate gioviali ed infantili
    di una giovane anima deturpata.

    Benvenuti nel mondo personale e selettivo
    di una mente limitata in un unico tunnel senza uscita.

    Benvenuti in un piccolo teatro illusorio composto da
    cantanti ed attori mediocri
    i quali insceneranno la vita di coloro
    che verranno ricordati senza poter elogiare il proprio nome.

    Benvenuti nel paese dei balocchi là dove
    le bambole danzeranno senza sosta alla ricerca dell’amore.

    Benvenuti nella silenziosa stanza della mia anima lacera,
    la quale mormorerà una ninna nanna
    dondolando eternamente su un’altalena invisibile,
    sporgendosi sul precipizio dell’Inferno.


    (Deadly Doll, Le requiem de La Mort.)

    January 15

    La storia di Rosaspina: mistero...


    Un cofanetto levigato ed intagliato è posato la sulla mensola
    là nella stanza della Fortezza Proibita.
    Cela il gelido cuore della Regina del Sangue
    che piange e scalpita
    cercando una via di fuga
    ma la serratura arrugginita gli proibisce
    di abbandonate quell’amara prigionia.

    Lontano è il mormorio confuso ma distinto delle fate danzanti che,
    come burattini privi d’anima si muovo
    su quel lucido e gelido pavimento di cristallo.

    Lontano dalla verità celata,
    lontano dalle labbra socchiuse e pallide guance umide
    di lacrime sofferenti.

    Sentimenti silenziosi ambiti dietro una pesante porta scura.

    E’ impossibile narrare la sua storia
    senza provare un brivido lungo la schiena tesa
    ed impossibile è udirla
    e rimanere vivi subito dopo la sua fine.
    Dolce e letale donna vestita con colori freddi.
    Micidiale è il sguardo perso nella nebbia di un mondo immaginario
    esso fugge dalla realtà distorta che disdegni tanto
    Rosaspina.

    Incontri fugaci di bocche ridenti e di corpi sbagliati.
    E’ freddo come marmo quell’ambiente che avvolge la regina del Sangue.

    Dopo che il suo volto gioviale dalle rosee guance infantili
    assistette al sangue copioso che macchiando abiti leggeri
    colava sul pavimento chiaro
    la sua mente esplose in un variegato ed eterno urlo.
    Mente priva di vie d’uscita
    Lei, l’amata Rosaspina fu come una folle
    intrappolata in una stanza senza porte ne finestre
    ed immersa nella paura.

    Brividi veloci e ripetitivi sulle membra stanche
    e spasmodiche sensazioni di ‘fine’.
    Corpo morente e bambola vuota
    sul cui occhio vitreo si posa una mosca birbante.

    E una dopo l’altra sono lacrime
    ripetitive e malevole
    si insediano nella mente pura della fanciulla dalle guance rosee
    mentre la perdizione invade quelle che erano
    le labbra gentili e piene.
    Il sorriso scomparve
    e quegli angoli dolci si piegarono verso il basso.
    Occhi pronti ad assistere al mutamento della vita,
    occhi pronti a vedere come
    il copioso sangue dei corvi protettori
    gorgogliava lungo la lapide fredda.

    Occhi vitrei e pieni di silenziosi significati
    mentre il suo grido si udirà per tutta la valle,
    la Fortezza Proibita diverrà più celata dal mondo,
    avvolta nei suoi spini priverà della libertà
    quella dolce mente di fanciulla intrappolata in una stanza buia.
    Imprigionandola in un’eterna agonia.
    “Aiuto…”
    È il grido infantile e sconosciuto che perirà nel suo interno.